Nuove indicazioni nazionali
Cari colleghi,
all’interno del dibattito che si è sviluppato in relazione alle ipotesi di Nuove Indicazioni Nazionali finora emerse, inviamo alcune nostre prime considerazioni generali. Più nello specifico, il nostro gruppo di lavoro di Storia diffonderà una riflessione più dettagliata sugli aspetti didattici e disciplinari su quella parte di testo che contribuisce in modo significativo alla caratterizzazione ideologica dell’intero documento.
Dall’impianto complessivo del testo emerge una visione culturale della scuola fortemente connotata in senso politico, ma che non corrisponde alla complessità e alla ricchezza delle culture presenti oggi in Italia, né rappresenta un punto di vista condiviso.
La scuola è spesso descritta in modo astratto e celebrativo, anziché come una comunità viva, dialogica e democratica da costruire insieme. Si valorizza il passaggio di esperienze fra docenti “anziani” e i giovani, ma non si prende in considerazione l’importanza dell’apporto che questi giovani possono dare in termini di creatività e di conoscenze. E’ come se si pensasse a una scuola ferma nel tempo e non dinamica e in evoluzione. Inoltre, se si dà il giusto valore alle capacità delle singole scuole di essere comunità educanti, sembrano essere del tutto dimenticate le occasioni formative di riflessione metodologica, ricerca didattica e arricchimento culturale fornite dall’associazionismo di categoria.
Il testo presenta numerose criticità che ne compromettono la funzione di guida per una didattica inclusiva, efficace e coerente con le sfide educative attuali.
Malgrado ci sia un preciso riferimento al passaggio dal concetto di integrazione a quello di inclusione per gli alunni con BES, in più punti del documento ci si riferisce esclusivamente al concetto di integrazione per gli alunni stranieri. Questo, a nostro avviso, sottolinea un’idea, profondamente messa in discussione dagli studi antropologici, di una cultura statica e gerarchicamente superiore.
Si rileva una persistente confusione tra conoscenze, abilità, atteggiamenti e competenze: i diversi concetti vengono elencati senza una chiara relazione tra loro, in modo spesso incoerente o addirittura contraddittorio. Così come vediamo un uso non sempre contestualizzato e coerente di termini come persona e individuo, talenti, ibridazioni, il concetto stesso di Occidente.
Questa imprecisione nei termini si accompagna a una certa sciatteria formale, a un lessico spesso inutilmente retorico, obsoleto e a una sintassi poco curata, che in più punti rende difficile la comprensione del messaggio che si vuole trasmettere.
La prescrittività degli argomenti, in alcuni casi addirittura dei testi da utilizzare, va oltre la legittima funzione di indirizzo e suggerimento che delle Indicazioni Nazionali possono assumere.
In questo modo si irrigidiscono i percorsi e le scelte didattiche, limitando così l’autonomia delle scuole e la libertà di insegnamento.
A livello disciplinare, spesso non è rispettata la gradualità degli apprendimenti: concetti astratti e complessi vengono proposti prima dello sviluppo del pensiero formale, senza tener conto delle tappe evolutive degli studenti. Inoltre i “Moduli interdisciplinari di apprendimento”, presentati al termine di ogni capitolo dedicato a ogni singola disciplina, sviliscono il concetto stesso di interdisciplinarità.
Manca una visione coerente di curricolo a spirale, così come l’idea di comunità educante, che dovrebbe guidare l’intero impianto del documento.
Peraltro, anche il questionario somministrato non consente osservazioni articolate per sezione o disciplina, limitando un confronto autentico e costruttivo.
7 Aprile 2025